L'importanza del Benchmark
di Lorenzo Gussoni
www.studiogussoni.com
La parola Benchmark ha molteplici definizioni, può essere utilizzata
nei sistemi produttivi, in quelli industriali, nell'ambito informatico
ecc.
In ambito finanziario il Benchmark è semplicemente un indice sul quale
si possono confrontare i rendimenti degli operatori che operano sul
quel mercato.
Curiosamente, a molti gestori di fondi il Benchmark proprio non
piace, sostengono che valutare le loro performance rispetto ad un
Benchmark non ha alcun senso, in questo breve articolo cercheremo di
spiegare perché, invece, di senso ne ha molto.
Partiamo con un esempio: il proprietario di un hotel affida la
conduzione della sua impresa ad un gestore. Valuterà a fine anno come
la sua attività è stata gestita in base agli utili prodotti.
Il direttore mostra compiaciuto i bilanci per dimostrare come
l'attività sia cresciuta quell'anno del 20%. Possiamo dedurre che il
direttore è stato molto bravo. O forse no? Per sapere se ha gestito
veramente bene l'attività possiamo utilizzare un Benchmark, in questo
caso l'incremento medio di utili che hanno avuto gli hotel della zona.
Scopriamo così che in quella città si sono svolte le Olimpiadi e che,
mediamente, gli utili degli hotel della zona sono cresciuti del 50%.
Con queste nuove informazioni possiamo dire senza ombra di dubbio che
il direttore del nostro hotel ha fatto un pessimo lavoro. Valuteremo
quindi un suo pronto licenziamento.
Se avete capito questo esempio avete capito l'importanza del
Benchmark. Un gestore di fondi può guadagnare in un anno il 10% ma
questo è una nota di merito solo se il mercato in cui opera ha perso il
10%. In caso contrario, se per esempio l'indice azionario ha
incrementato il proprio valore del 25% possiamo dire senza alcun dubbio
che il gestore ha fatto un pessimo lavoro. Valuteremo quindi il suo
licenziamento.
Dal Regolamento Consob degli intermediari finanziari (Reg. 11522/98, articolo 50 comma 2) leggiamo che il Benchmark è:
"un parametro oggettivo di riferimento costruito facendo
riferimento ad indicatori finanziari elaborati da soggetti terzi e di
comune utilizzo, coerente con i rischi connessi alla gestione dell'OICR
(cioé del fondo, nda), al quale confrontare il rendimento dell'OICR
stesso".
Trattandosi di un parametro oggettivo è chiaro come piaccia a chi è
oggettivamente più bravo del mercato, mentre non piaccia a chi è
oggettivamente meno bravo.
Guardando i rendimenti dei fondi scopriamo un'altra cosa
interessante. La maggior parte delle gestioni è sotto il Benchmark.
Possiamo capire, da questo, come mai la maggior parte dei gestori non
ama i paragoni con il Benchmark.
Del resto, invece di confrontarsi con il mercato alcuni (molti) gestori
decidono semplicemente di replicarne l'andamento. Facendo però pagare
al cliente costi salatissimi (dal 2 al 4% l'anno).
Questo per una gestione che non viene svolta.
Come possiamo capire se un fondo di investimento sta semplicemente
replicando l'andamento dell'indice? Ci sono alcuni indicatori
finanziari, i più comuni sono:
-Excess Return (ER)
-Tracking Error (TE)
-Information Ratio (IR)
Non addentriamoci in complesse formule matematiche che certamente annoierebbero il lettore.
Limitiamoci a dire che questi indicatori permettono di sapere se un
fondo è ben gestito, cioè se "performa" più del sul Benchmark di
riferimento e se il fondo ha una gestione attiva o una gestione
passiva.
Nel caso il fondo abbia una gestione passiva, replichi quindi il
Benchmark, non si hanno motivazioni per richiedere al cliente alte
commissioni di gestione.
Voglio illustravi questo con un esempio: diciamo che il nostro ipotetico indice sia composto così:
-20% di Fiat
-40% di Eni
-20% di Enel
-20% di Telecom
Come posso replicare questo indice? Molto semplicemente,
ipotizzando che il fondo abbia una disponibilità di 100 milioni di
euro, il gestore acquista questi titoli nello stesso rapporto con il
quale sono presenti dell'indice. Quindi: 20 milioni di Fiat, 40 di Eni,
20 di Enel, 20 di Telecom. In tal modo il gestore avrà creato un fondo
indicizzato, che non supererà il Benchmark ma nemmeno lo sotto
performerà.
Per essere più precisi non lo sotto performerebbe se non avesse le
commissioni ed i costi delle quali abbiamo parlato in precedenza.
Avendole rende esattamente il 2, il 3 o il 4% meno dell'indice che
tenta di replicare.
Ad esempio: il nostro ipotetico indice cresce in un anno del 2% il
fondo che abbiamo creato renderebbe perciò il 2% ma a seguito di costi
di gestione del 3% il risparmiatore scopre di aver perso 1% del proprio
capitale.
Esistono vari fondi indicizzati e spesso si rivelano un'ottima
scelta. Un fondo di questo genere, per le sue caratteristiche deve
avere una commissione proporzionata al lavoro, quasi nullo, che
richiede. Stiamo parlando di commissioni tra lo 0,1 e lo 0,5%. Una
commissione del 3% è chiaramente spropositata se la gestione non è
attiva.
Le commissioni sono del resto inutili se la gestione pur essendo attiva
non rende più della media di mercato, il nostro Benchmark.
E' opportuno valutare sempre attentamente, se occorre con l'ausilio di
un professionista, ciò su cui si sta per investire il proprio denaro.
Non fidandosi mai delle promesse di "rendimenti attesi" o di "costi
zero" fatte dai venditori solamente a voce.
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