Sono venuto quest’oggi alla conoscenza della morte del popolare mimo francese Marcel Marceau. Genio nel suo genere, che ha portato questa forma di arte ai massimi livelli nel mondo, sia in termini di popolarità che di immagine.
Da studioso (preferisco considerarmi soprattutto uno studente) di comunicazione non posso non pensare ad uno dei suoi aspetti: il non verbale.
Nell’interagire e quindi, nel trasmettere e scambiare informazione con i nostri interlocutori, utilizzamo quella che solitamente definiamo appunto comunicazione. La PNL ci fa notare come essa sia composta da altri tre elementi: il verbale, il paraverbale ed il non verbale.
Il primo è tutto ciò che trasmettiamo mediante i dialoghi e quindi le parole e tutti gli elementi grammaticali della nostra lingua. Il secondo ha a che fare con le cadenze, il timbro di voce, le pause, ecc.
L’ultimo, quello che in termine di utilizzo ed incidenza, viene considerato il più importante è tutto ciò che non ha che fare con i primi due. Quindi, i gesti, le espressioni, la mimica facciale, la fisiologia.
Se venissi da te, con le spalle curve su me stesso, occhi rivolti in basso, bocca serrata e ti dicessi “sono veramente felice di vederti!” quanto potrei essere convincente nella mia affermazione? Sicuramente non lo sarei per niente!
Con le paorle potremmo mentire al nostro interlocutore, ma il non nostro non verbale sarà il vero specchio del nostro stato d’animo e quindi sarà l’ago della bilancia della nostra coerenza espositiva.
In queso caso sarà difficile, se non addirittura impossibile relazionarci per il meglio con chi abbiamo davanti. Aspetto molto importante in fase di seduzione o di vendita.
Con la scomparsa di questo grande artista mi era praticamente difficile, non pensare a come i mimi riescano a comunicare efficacemente al proprio pubblico.
Alessandro Cosimetti
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