LIBERIAMO I TERRORISTI
&
DIMENTICHIAMO LE VITTIME
Alla semilibertà – vivere da uomini liberi e dormire in carcere – già concessa negli anni ’90 ad alcuni brigatisti del terrorismo rosso degli anni di piombo, che registrarono la massima violenza contro l’Istituzione con l’eccidio dei cinque uomini di scorta, il sequestro e l’uccisione dello statista democristiano della primavera del ’78, ora si parla di “Libertà condizionale”.
Il buonismo ritorna!! Ormai lo abbiamo capito, si tratta di un male oscuro, dannoso come il cancro…bisogna necessariamente convivere.
Protagonisti di gravissimi ed innumerevoli delitti di sangue che hanno sconvolto nel profondo la vita del nostro Paese, già condannati a diversi ergastoli (carcere a vita), oggi, dopo circa trenta anni – dei quali poco più della metà trascorsi in carcere - chiedono di tornare definitivamente liberi.
Questi signori, definiti “irriducibili”, nel senso che non hanno mai ammesso esplicitamente le loro responsabilità e senza fornire contributo alcuno all’attività investigativa degli Uffici inquirenti, hanno manifestato un bisogno di libertà senza mai pagare dazio adeguato per i crimini commessi, sia pure accecati da una ideologia di pura distruzione.
Gli stessi signori, inoltre, non hanno mai manifestato alcuna sensibilità verso i familiari delle vittime, le tante vedove od orfani silenziosi che non fanno notizia e che, al contrario, nessuno invita nelle Aule universitarie per commentare i fatti di quegli anni. Infine, non hanno mai trovato il tempo ed il modo per chiedere scusa o anche tentare un risarcimento materiale in favore delle tante vittime.
Con queste premesse, nel dibattito in corso fra gli addetti ai lavori, c’è una linea di pensiero che ritiene superata la stagione degli anni di piombo e quindi asseconda e legittima la concessione della libertà ai tanti ergastolani delle brigate rosse che, con i loro omicidi, ripetuti ed indiscriminati (contro magistrati, poliziotti, managment di settori produttivi, giornalisti e politici), hanno minacciato per anni una intera generazione.
Di fronte a simili iniziative, anche in presenza di un terrorismo latente, che ancora oggi semina morte con una forte ramificazione nella società – soprattutto in alcune aree del sindacato – mal si comprendono atteggiamenti premiali da parte delle Istituzioni.
Ancora di più, come sentire comune, attraverso una riflessione a voce alta, oso ribellarmi a questa manifestata ed inaudita generosità pari soltanto alla triste contabilità dei tanti morti ammazzati di vittime dimenticate.
Come si può parlare di “Libertà condizionale” a personaggi di tale spessore senza mai ricordare il dolore dei familiari delle vittime che, impunemente, li vedono uccidere una seconda volta.
Quale significato, quale messaggio riusciamo a trasmettere ai tanti Servitori dello Stato che oggi, a rischio della propria vita, lavorano nell’azione di contrasto al terrorismo interno.
In un momento in cui si parla di valori, di italianità della nostra economia, di fare sistema per competere in un mercato globalizzato, come possiamo conciliare il mancato rispetto di quelle regole che mettono a rischio la stessa convivenza civile?
Sembra l’opera teatrale di pirandelliana memoria: “COSI’ E’…. se vi pare”.
Bari, 17 aprile 2007
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