Le case di propietà degli Enti
Gli Enti Previdenziali, nel corso degli anni, hanno investito in beni immobili, ovvero nella acquisto di case, una parte dei contributi versati dai lavoratori. Lo scopo era quello di creare una solida garanzia per le future prestazioni (pagamento delle pensioni). La cattiva gestione del patrimonio pubblico e l’esigenza del Governo di fare cassa ha portato alla vendita ( in alcuni casi svendita) di tutto il patrimonio immobiliare delle case degli Enti, come Inpdap, Inps, Inail. Si è data corso alla vendita degli immobili strutturali, ossia quelli adibiti a propri uffici, passando da proprietari a locatari degli stessi immobili, per i quali si pagano fitti considerevoli. In pratica gli immobili più fatiscenti sono stati venduti in genere agli stessi inquilini a prezzi più o meno equi, senza perdere di vista l’aspetto sociale dell’operazione, ovvero ricordandosi che si stava fornendo ai cittadini un bene primario e non case per vacanze. Gli immobili di maggiore prestigio sono stati “venduti” a prezzi inferiori a quelli di mercato, con il noto sistema clientelare. Possiamo dire che in genere il prezzo cui sono stati dismessi questi immobili è stato di circa del 30% inferiore al prezzo di mercato, sconto che in alcuni casi ha toccato anche il 40 – 45% per acquisti di immobili in blocco.
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L'influenza della politica nell'andatamento del mercato immobiliare.
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