Tecniche per la balbuzie: il genitore come risorsa
Confrontando le conoscenze genitoriali sul disturbo, i ricercatori dell'università dell'Alabama hanno constatato che i genitori di ragazzi balbuzienti padroneggiano meno informazioni rispetto ai genitori di figli normofluenti. Inoltre, frequentemente mantengono un atteggiamento poco utile alla fluenza. Questa differenza probabilmente è causata dal clima di colpevolizzazione che si instaura nella famiglia del balbuziente, dal pudore nell'affrontare l'argomento e dai consigli contradditori ricevuti dalle fonti più disparate.
L'atteggiamento concreto dei genitori, sicuramente i migliori conoscitori del proprio bambino, è strettamente correlato all'insieme di informazioni di cui dispongono. Completare o, in casi particolari, correggere tali informazioni significa fornire il balbuziente e la sua famiglia di uno strumento particolarmente potente.
Una delle prime applicazioni del parent training è il programma domiciliare, che coinvolge le famiglie nel contesto naturale di vita del balbuziente. E' finalizzato all'insegnamento di abilità proattive e contenitive ma non trascura il punto di vista dei genitori e la loro sofferenza, le loro idee e aspettative.
Quando la famiglia rifiuta di fatto l'alleanza terapeutica con l'operatore, il balbuziente in riabilitazione si trova a combattere con un ostacolo in più. A volte l'età e la maturazione in itinere del giovane balbuziente rischiano di compromettere l'esito della terapia priva del supporto genitoriale.
Non poter contare sull'occhio vigile e amoroso di un genitore partecipe, costringe all'individuazione e all'accrescimento di ulteriori competenze e senso di responsabilità nel ragazzo.
Informazioni sull'Autore
Elena Marino è Counselor per la Balbuzie. Dirige il Centro Counseling Balbuzie, attivo in diverse città d'Italia.
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